L’ISIS tra istanze religiose e interessi politici

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Il Califfo Al Baghdadi ha mostrato il suo volto al mondo per affermare che lui non è più un semplice terrorista e non ha bisogno di nascondersi. Lui è un capo di Stato, l’isis, ovvero il Califfato Islamico ha potuto proliferare grazie alla sottovalutazione del rischio, piccolo nemico con un esercito di cinquemila uomini ben riconoscibili da un qualsiasi sistema di rilevamento, non è stato ritenuto pericoloso da parte degli analisti occidentali. Al contrario, lo si è lasciato crescere nella convinzione che la minaccia fosse circoscritta solo a una porzione di Medio Oriente. L’ISIS si sta comportando come un vero e proprio Stato, si dà dei confini, ha una strategia politico -militare precisa, dispone risorse finanziarie che distribuisce ai propri uomini, si lega idealmente ad altre manifestazioni anti occidentali e sta stringendo alleanze con milizie internazionali e locali e con l’obiettivo di aprire nuovi fronti di guerra. Nell’ISIS non confluiscono solo combattenti Iracheni o siriani, ma anche somali e guerriglieri del delta del Niger e tutta una parte del radicalismo islamico provenienti da maggiori paesi dell’occidente. E’ l’unico gruppo che almeno superficialmente unisce gli interessi riguardo alla sicurezza nazionale di una vasta gamma di attori – Iran, Stati Uniti, l’Unione Europea, Russia, Giordania, Israele, e i Paesi del Golfo, Magreb. Tutti sono minacciati in qualche modo dall’Isis, dalla sua crescita, dalla sua sofisticata organizzazione, dalla sua audacia e forse, soprattutto, dalla sua capacità  di autofinanziarsi, di diventare il più ricco gruppo terroristico mondiale. L’ISIS potrebbe avere tra i suoi obiettivi l’Italia.

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